Italia a sovranità Usa: armi, banche e Vaticano

Italia a sovranità Usa: armi, banche e Vaticano

di Gianni Lannes

L’articolo 1 della Costituzione parla chiaro: “La sovranità appartiene al popolo”. Eppure a Vicenza, contro la volontà popolare l’aeroporto “Dal Molin” in breve sarà trasformato dallo “zio Sam” nell’ennesima piattaforma di guerra. Alle giustificate e pacifiche proteste di cittadine e cittadini lo Stato, o meglio questa parvenza di governo, razzista e guerrafondaio risponde scagliando contro famiglie inermi, addirittura agenti delle forze dell’ordine in assetto anti-guerriglia. Invece di combattere seriamente contro mafie – e logge massoniche d’ogni sfumatura – che ormai imperversano nel Belpaese, grazie alla tacità connivenza di apparati istituzionali, ci si scaglia contro inermi esseri umani. I ringraziamenti per l’omaggio bellico – che calpesta impunemente l’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…”) – vanno indirizzati al passato governo Prodi, nonché a “papi” Berlusconi. Certo, i  nostri “governanti” da tempo – in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione delle armi nucleari – hanno consentito al Pentagono di installare nell’ex Giardino d’Europa, numerose bombe atomiche (modello b 61): 40 a Ghedi e 50 ad Aviano. Insomma, decisioni cruciali mai ratificate dal Parlamento. A Camp Derby in Toscana sorge il più grande deposito di armi e munizioni – compresi gli ordigni al fosforo e all’uranio impoverito – degli Usa in Europa, mentre a Sigonella (“Saygonella”) in Sicilia, altrettanti ordigni atomici. “Pecunia non olet”: vero Sua Santità Ratzinger? L’istituto per il sostentamento del clero, emanazione della Conferenza episcopale italiana ha aperto conti in 33 istituti di credito. 13 di queste banche – secondo l’ultima relazione del governo sulle esportazioni belliche italiane – collaborano attivamente al commercio verso paesi dove non vige la democrazia e i diritti umani sono calpestati con la violenza  di Stato. Tra le banche in questione figurano anche quelle del gruppo Intesa-San Paolo che hanno recentemente movimentato oltre 500 milioni di euro, vale a dire un terzo dell’intero volume d’affari. Tuttavia dalla Relazione governativa sull’export d’armi italiane è scomparso l’elenco con il valore monetario e paese destinatario delle singole operazioni autorizzate alle banche. Tra l’altro nell’ultimo rapporto della presidenza del consiglio dei ministri la tabella 16 è errata: la prima banca armata non è Unicredit ma Banca di Roma (ora sono lo stesso gruppo ma i valori raddoppiano). A questo punto se i cattolici non battono ciglio ad una notizia (documentata) così esplosiva, potranno dirsi ancora cristiani? E le alte sfere in abito talare in affari con Cosa Nostra e la massoneria deviata dai tempi di Paolo VI? Il traffico di armi utilizza i medesimi canali del trasferimento occulto di rifiuti pericolosi (tossici e radioattivi) verso il terzo Mondo. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati assassinati in Somalia (Mogadiscio) 15 anni fa perché avevano raccolto le prove di questo commercio illegale realizzato dagli Stati e non solo. A titolo d’esempio: la strage del traghetto Moby Prince (140 persone carbonizzate il 10 aprile 1991) nella rada del porto di Livorno era stata provocata proprio dal trasbordo di armi Usa su alcune imbarcazioni (tra l’altro uno dei pescherecci regalati da Craxi alla Somalia). Il governo nordamericano pagherà mai? E i vergognosi politicanti nostrani incollati alle poltrone chiederanno mai il conto, almeno a se stessi? Fino a quando gli italiani sopporteranno questa sopraffazione?

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