di Francesco Caravella
Accadia, Carapelle, Borgo Tressanti, Borgo Mezzanone, Incoronata, Ascoli Satriano, Foggia, Chieuti, Serracapriola, Cerignola, Apricena, Rignano Garganico, ed altre località, saranno le sedi di altrettanti impianti di incenerimento di rifiuti (o di biomasse). Dati ufficiali alla mano è la più alta concentrazione di “termovalorizzatori” ad altissimo impatto ambientale mai pianificata in Italia. Un esperimento di cui noi cittadini saremo le cavie, alla stregua di sudditi beoti, a cui far mangiare, bere e respirare di tutto, in nome di una politica sempre più asservita ad interessi economici privati. L’economia (leggi BANCHE) orienta la politica in nome e per conto del profitto di pochi. In altri termini, pochi sfruttatori impongono le loro regole a tutti gli altri, alimentando meccanismi corruttivi per continuare ad arricchirsi sulla nostra pelle. Ma la Capitanata cosa ci guadagna? Nulla in termini economici. Vedrà solo snaturarsi la sua principale, millenaria vocazione agricola. In compenso ingoieremo tanti veleni, in un’improbabile riconversione produttiva da agricola ad industriale finanziata inconsapevolmente proprio da noi. L’obiettivo? L’eliminazione dei suoi prodotti di qualità nella concorrenza globale, a vantaggio di altre aree, italiane ed estere. Ciò produrrà, in breve tempo, la distruzione del tessuto economico , sociale e culturale. Incentiverà malesseri e malattie per chi rimane, l’esodo delle nuove generazioni verso lidi più sicuri. Che fare? E’ nostro dovere opporci con tutte le nostre energie alla desertificazione della nostra terra, non solo denunciando questi progetti illegali, ma lavorando insieme affinché la nostra Provincia, agli ultimi posti per qualità della vita in Italia ed in Europa, innesti una reale marcia di crescita e sviluppo dal basso. Non abbiamo bisogno di inceneritori camuffati. Un’imponente letteratura scientifica ha svelato l’inutilità , la pericolosità e l’antieconomicità dello smaltimento dei rifiuti col ricorso all’incenerimento. I Paesi del centro e nord Europa hanno da tempo smesso di costruire inceneritori e stanno smantellando quelli già esistenti. Dobbiamo volgere la nostra attenzione su ben altro: una seria raccolta differenziata pota a porta, magari incentivata con denaro pubblico; una produzione di beni eco-sostenibile; un’elevata capacità di riciclaggio; filiere produttive corte; istituzione di marchi di qualità per i nostri prodotti agricoli; sviluppo di una cultura della legalità; nessuna apertura ai tanti eco-mafiosi che, purtroppo, spadroneggiano con tracotanza e spavalderia, con frequenti ricorsi a minacce ed a vere e proprie aggressioni, nel nostro territorio. E poi dotarci di una classe dirigente degna di questo nome. Difendere la nostra terra e la nostra salute non può e non deve essere un problema solo per pochi volenterosi. Siamo in piena emergenza. Ciò che si profila all’orizzonte è una lotta senza quartiere all’apatia, al disinteresse, alla disinformazione che ci attanagliano.
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