NATO: COLPITO E AFFONDATO. LA TRAGEDIA INSABBIATA DEL FRANCESCO PADRE
(Il libro di Gianni Lannes in libreria dal 9 novembre 2009).

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Prefazione di Andrea Purgatori
C’è un filo rosso e oscuro che attraversa la storia di questo Paese, un filo al quale restano appesi come fantasmi i misteri che avvelenano la memoria e impediscono di definirci una democrazia matura, ragionevole, compiuta. Dalla morte di Salvatore Giuliano alla rendition di Abu Omar, passando attraverso la stagione dei golpe, delle stragi, del sequestro Moro, di Ustica, della P2, del braccio di ferro (o della trattativa segreta) con Cosa Nostra, dal dopoguerra a oggi non c’è decennio che non si sia consumato tra veleni e sospetti, e non c’è affare sporco che non abbia prodotto conseguenze nefaste nella vita politica e sociale. Questo è il Paese della giustizia negata, delle verità inafferrabili, dei segreti di Stato. Il Paese nel quale la partita globale della Guerra Fredda è costata un tributo pesante di vittime innocenti. Un Paese dalla sovranità molto limitata. La tragedia insabbiata del Francesco Padre è un paradigma, uno dei tanti, nei quali ci si imbatte sfogliando la cronaca, anzi la storia ormai, dell’Italia più recente. Una storia di semplici marinai e di malintesa ragion di Stato (di tanti stati, talvolta). Di segreti apposti dall’alto o semplicemente applicati in base alla consegna militare del silenzio, che ha quasi sempre impedito di penetrare il coverup applicato a molti pasticci che avrebbero potuto mettere in discussione la sudditanza delle nostre forze armate (e dei nostri governi) rispetto a strutture sovranazionali come l’Alleanza Atlantica. Non è un caso che gli snodi impossibili dell’indagine sulla fine del “Francesco Padre” ricordino in modo impressionante la tecnica del muro di gomma che da trent’anni impedisce di svelare il retroscena della strage di Ustica. E di accertare le responsabilità dirette o indirette di alcuni nostri alleati o partner commerciali nello scenario di guerra di quella notte. Anche la notte del 4 novembre 1994, non era una notte qualsiasi. Come il DC-9 Itavia con 81 italiani a bordo nel cielo di Ustica, anche il peschereccio di Molfetta col suo equipaggio non navigava in un mare deserto. A dare l’allarme per l’esplosione che lo fece colare a picco davanti al Montenegro fu un velivolo nordamericano. A raggiungere per prima la zona dell’affondamento fu una fregata spagnola. A poche decine di miglia in linea d’aria da quel punto, la Jugoslavia in rapido disfacimento era sottoposta ad embargo da parte della Nato e tutte le vie di comunicazione, per terra, cielo e mare, erano sotto lo stretto controllo militare dell’Alleanza. Eppure, nessuna unità italiana o straniera, nonostante le orecchie elettroniche fossero pienamente attivate e perfettamente funzionanti, fu in grado di spiegare cosa potesse essere successo. Di più. Contro ogni logica e contro ogni evidenza, l’inchiesta si concluse affibbiando a quei cinque pescatori l’onere della loro stessa morte perché, ipotizzarono i magistrati, trasportavano esplosivo. Da dove, come, per chi, nessuno lo spiegò alle famiglie. E i pochi resti dell’imbarcazione recuperati in mare furono distrutti. Esattamente come l’Aeronautica militare italiana chiese (ma non ottenne) di affondare i rottami del Mig 23 libico precipitato sulla Sila e quasi certamente coinvolto nella strage di Ustica, che il Governo aveva dichiarato in Parlamento di aver già restituito a Gheddafi. Costanti e bugie. Come le carte manipolate o mai consegnate, sempre in nome di quella oscura ragione militare sovranazionale che pur se non dichiarata si sovrappone alla ragion di Stato e insabbia tutto. Cosa sono le vite di cinque pescatori di Molfetta di fronte al bene supremo dell’Alleanza Atlantica da preservare ad ogni costo? Scheletri in fondo al mare. E che lì rimangano per sempre.
Attori del Teatro dei Cipis interpretano stralci del libro di Gianni Lannes















segue.. sin dal primo attentato Il Dr Lannes ha protetto i suoi giovani oscurandone il nome perchè lui è un giornalista che “non fa rischiare” gli altri, è un uomo che “non abbandona, che protegge i più deboli, che ha la sola colpa di avere a cuore il ns ambiente, il nostro mare e la nostra e sua “terra”. E’ per tutto questo, per tutto quello che lui rappresenta per noi che adesso ma proprio ADESSO e non quando sarà troppo tardi, che dobbiamo proteggerlo..abbiamo il “DOVERE MORALE” di non abbandonarlo creando attorno a lui una corazza. Cosa possiamo fare mi chiedo? Possiamo intanto far si che le nostre tante voci, quelle di tante associazioni diventino una sola voce..segue
segue..Prefetto di FG quando, dopo aver incontrato il giornalista e Pierfelice Zazzera,ha esortato Lannes (nonostante sia al 4° livello di protezione)a continuare a muoversi liberamente, a continuare il suo lavoro confermandogli in ogni caso di non godere di alcuna protezione o diritto a una scorta. Mi chiedo..? ma come è possibile mandare allo sbaraglio un giornalista free lance che svolge inchieste delicate e rischiose dopo questi vili attentati denunciati senza avere preoccupazione alcuna per la sua incolumità? Ma cosa aspettano?? Che questo uomo viva o muoia…magari “incidentalmente”? Cosa si nasconde dietro tutto questo??? Ho l’impressione che le indagini siano lì arenate e i fascicoli impolverati. Mi vergogno di essere cittadina italiana proprio per queste mancate risposte e ..segue
Finalmente qualcuno ha dato voce a cinque marinai e un cane, dicendo quello che è successo quella notte in cui è accaduta la tragedia e il depistaggio di indagini cominciato da subito e durato anni.
Che questo libro, segni una svolta nella vicenda ridando dignità a questi marinai che stavano lavorando e ad un cane che giocherellava.