Se l’indimenticato Peppino Impastato – barbaramente trucidato da Cosa Nostra l’8 maggio 1978 con l’esplosivo - fosse ancora vivo avrebbe sicuramente mandato in onda nella radiotrasmissione Onda Pazza – di Radio Aut – una puntata di mafiopoli 2. Se non fosse in gioco la qualità della vita (e l’economia agricola già in crisi), addirittura potremmo sganasciarci di risate, vista la pochezza dei personaggi in cerca d’autore sul proscenio. Infatti il 22 giugno a Carapelle (FG) nel corso di una seduta pubblica il consiglio comunale ha usato due zelanti vigili urbani per vietare l’ingresso nell’aula municipale ai giornalisti. Si sa: gli affari sporchi non vanno spifferati ai 4 venti, ed è preferibile non avere in prima fila i radar investigativi della Stampa. Alle 20.04 minuti è stato richiesto telefonicamente l’intervento dei carabinieri locali per assicurare il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione, ma i militi dell’Arma, purtroppo non sono intervenuti per garantire la legalità. Motivo lapidario: “alle 19 la stazione chiude”, così ci è stato riferito dal telefonista del 112 e del Comando provinciale che ci ha assicurato di aver informato comunque i colleghi in loco. Dunque: a latitudini simili la legalità è stabilita dal cronometro; insomma funziona a ore, anzi a minuti, o meglio a secondi (forse a seconda di chi si tratta). I malintenzionati sono ora informati: i reati si possono commettere (impunemente) soltanto in un determinato momento della giornata. Scherzi a parte: il comandante provinciale Francesco Maria Chiaravalloti, meglio noto come “Franz” è al corrente di quel che accade ad un tiro di schioppo dal suo naso di segugio calabro? E i superiori del colonnello al Comando generale ricevono i rapporti almeno con cadenza mensile? Stima e rispetto per l’Arma, ma i militi di questa parte del Tavoliere in quale pianeta operano? Magari accidentalmente, si sono mai resi conto, ad esempio, della speculazione edilizia – pilotata dalla municipalità – che attanaglia il paese? E del flusso di finanziamenti pubblici dirottati a piacimento? Altro che “Mani sulla città” di Rosi. Probabilmente siamo ben oltre l’immaginazione più fervida in questo spaccato periferico. Il vice sindaco Davide Di Paolo – aria da bravo ragazzo - veste la divisa da carabiniere: a lui chiediamo di aprire un attimo gli occhi. Non possiamo esimerci dall’adottare un atteggiamento critico; in fondo è il nostro ruolo sociale. Beninteso: il nostro esempio morale in tale ambito è sempre il generale Dalla Chiesa assassinato dalla mafia. Allora, dove si è rintanato lo Stato di diritto con cui questi decrepiti soloni della politica inferiore si riempiono la bocca? Scusate: questa è la democrazia? Ma a livello nazionale il partito democratico è a conoscenza di questa pericolosa deriva locale? Sarà nostra cura, ovviamente, informare i responsabili. Il messaggio di chi detiene il Potere campanilistico è evidente: zitti e muti, altrimenti sono guai; altro che partecipazione e confronto dialettico. E la trasparenza amministrativa? In realtà abbiamo toccato con mano il peso della mafia istituzionale, arrogante e analfabeta. Il maresciallo capo della polizia municipale, tale Di Paola ha dichiarato a Terra Nostra che qui non si può fare giornalismo perché “è vietato in base all’articolo statuto comunale”. Quanto ai cittadini: è vietato addirittura pensare. Firmare una petizione contro l’inceneritore è addirittura considerato dal sovrano consiglio comunale un atto eversivo. In piena sintonia censoria anche l’opposizione capitanata in aula dalla Sardella (amico dell’assessore Sgarro e del dipendente della Caviro tal Giovanni); assente come al solito il Capuozzo. L’amministrazione comunale il 6 giugno 2008 – veicolando le manine di due dirigenti dell’ufficio tecnico comunale - ha rilasciato alla Caviro una certificazione urbanistica falsificata per garantire la realizzazione illecita della cosidetta “centrale a biomasse”. Nei due documenti municipali si attesta illegalmente che la zona D1 è idonea alle norme legislative. In sostanza, pur di favorire la speculazione della Carapelle Energia srl (Caviro & Soci) hanno certificato falsamente che nella zona non sono presenti ”Siti di importanza Comunitaria” (Sic) e Zone di protezione speciale (ZPS). Eppure nelle immediate vicinanze esiste a tutti gli effetti il Parco naturale dell’Incoronata, l’omonimo Santuario, i centri abitati di Borgo Incoronata, Carapelle, Ordona, Orta Nova, Stornarella, eccetera. Inoltre, l’area, soggetta a rischio sismico è vincolata dal Pai. Infine si riscontra pure una violazione palese dell’articolo 45, relativo alle Norme tecniche di attuazione del Prg. Date un’occhiata al video. Neanche il fascismo avrebbe osato tanto. Cos’ è in gioco? Un inceneritore di rifiuti che la Caviro vuole realizzare a tutti i costi grazie al beneplacito affaristico dell’amministrazione comunale. L’Unione dei 5 Reali Siti – ovvero cittadine e cittadini, nonché amministratori comunali – è stata mai informata dal suo presidente pro tempore (Palomba Alfonso)? Ufficialmente ed ufficiosamente non risulta proprio. Ai lettori riveliamo che il referendum agitato recentemente dai soliti analfabeti istituzionali è impraticabile poiché lo statuto comunale di Carapelle (ma non solo) non ha ancora adottato, ormai a distanza di anni, un semplice regolamento attuativo. Ergo: sotto un profilo squisitamente giuridico-amministrativo tale consultazione non ha alcun valore legale. Lo stesso comune, alla stregua di tutti quelli limitrofi addirittura non vanta a tutt’oggi uno straccio di difensore civico. Cari politicanti, pardon dipendenti, come si giustificano questi gravi ritardi? Non è il caso di vergognarsi un pò? Magari un “mea culpa? Siete troppo indaffarati a fare incetta di soldoni dell’ignaro contribuente? In un’azienda privata, è noto, una gestione fallimentare dei bilanci costa il licenziamento. I cittadini non sono sudditi e voi non siete feudatari, anche se avete occupato quasi interamente la vita sociale ed influenzate pesantemente quella economica. Al sindaco Palomba e all’assessore Sgarro chiediamo se per caso esista un eventuale conflitto di interessi in merito. E ancora: il sindaco è per caso eterodiretto, ed eventualmene da chi? Chi sono i registi nella penombra? Le gare d’appalto sono inquinate? Ad ogni buon conto sarebbe opportuno quantomeno l’ intervento della Direzione distrettuale antimafia di Bari. A quando un controllo mirato sui flussi di spesa pubblica e sugli appalti milionari?
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